Elena e Lina o meglio Lenù e Lila, vivono in un rione poverissimo della Napoli anni '50. Povero il contesto, le rispettive famiglie, la quotidianità, l'educazione e l'istruzione. Tuttavia proprio questo dettaglio non ha impedito alle piccole amiche di diventare le prime della classe in un duello-competizione che sancisce il ruolo di "amiche-nemiche", fondamentale nella quadrilogia. Sono così Lenù e Lila, necessarie l'una per l'altra, rivali in una perenne sfida che le stimola a diventare donne migliori di quelle che conoscono fino ad evadere, evolversi per poter fuggire un giorno dal contesto rionale in cui si sentono prigioniere. Lila ha sempre avuto una marcia in più, un'aura magica che eleva, la fa primeggiare. Lenù no, lei è semplicemente normale, convinta d'essere l'ombra di Lila, come se ad esser  normale ci fosse qualcosa di sbagliato. Ignorando quanto nell'ombra e nel silenzio si possano fare numerosi passi avanti. Entrambe vorrebbero diventare scrittrici, ricche o con un buon matrimonio e semplicemente madri come sono state educate. Sembrerebbe dunque la più banale delle trame, invece la narrazione ci porta ad affezionarci alle giovani amiche e a tutti i personaggi facenti parte della storia, tutti importantissimi anche quelli con ruoli minori. A raccontarci questa storia è proprio Elena, nel momento in cui prende atto della sconvolgente scomparsa di Lila: come dissolta nell'aria, l'amica ha fatto perdere ogni sua traccia. In libreria, quando mi sono trovata a consigliarlo, più volte mi è stato chiesto: "È dunque questo che spinge il lettore ad andare avanti per quattro libri?", la risposta è "No". Elena Ferrante non ci propone un giallo psicologico, non andiamo a caccia di Lila come se stessimo giocando a nascondino. La Ferrante ci racconta una storia e già dalle prime righe è un fiume in piena. Finito il primo volume si corre subito a comprare il secondo e così via, esattamente come quando ci si trova davanti ad un cesto di ciliegie, una tira l'altra. Ci si affeziona a queste bambine, poi adolescenti ed infine donne. A momenti prenderesti le parti di Lenú, altre volte piangi assieme a Lila... E queste due amiche geniali richiedono tutta l'empatia del lettore. Aggiungo per ultimo le mie scuse: Mea culpa Elena Ferrante, ho aspettato davvero troppi anni per scoprire che di libri come "L'amica geniale" non ne leggerò altri. Mai più. 

Edizioni e/o 2011, p. 400 



 


 

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