Amani è nata in Italia ma vive all’occidentale. Non dimentica le sue radici, sa di essere musulmana ma la sua vita sembra voler andare in tutt’altra direzione. Di nascosto dai genitori inizia a truccarsi, ad andare in discoteca, ad innamorarsi. A sedici anni Amani con una scusa banale, una vocale sbagliata sul passaporto, viene portata in Siria dalla madre. Entusiasta per non aver mai visto il suo paese d’origine, del tutto inconsapevole che quel viaggio le costerà la libertà. All'arrivo Amani è ospitata dai suoi parenti che la ammoniscono immediatamente per l'abbigliamento, costringendola a portare il velo e nascondere totalmente la sua femminilità, dentro ben tre tuniche. Ancora incredula, Amani si renderà presto conto che le sorprese non sono ancora finite. Il suo viaggio in Siria ha in realtà lo scopo di farle sposare un suo cugino e non potrà tornare mai più in Italia. Inizia così l’anno di prigionia di Amani, picchiata, offesa, derubata della libertà senza mai perdere la speranza di poter tornare nel nostro paese. Venduta dalla sua famiglia, tradita da sua madre. Sola ed estranea a quello che le sembrava di poter leggere solo nei libri di scuola. 399 giorni di prigionia. Ma Amani ce l’ha fatta. Grazie ad uno zio, complice e amico. È riuscita a scappare, a riprendere la sua vita per sentirsi di nuovo libera di essere. Libera di scegliere. Amani El Nasif e Cristina Obber ce lo raccontano tra le pagine amare e speranzose di “Siria Mon Amour”, una lettura per ragazzi ma per me un consiglio di lettura esteso a ogni fascia di età. Amani ora porta la sua esperienza nelle scuole, parla con i ragazzi, scrive un blog che può essere utile a tutte le ragazze come lei, anche solo per dare una speranza. 

 

Edizioni Piemme, 2013 p.168



 


 

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