Vi siete mai chiesti se la vita inizia dove finisce? No, non è un indovinello. Gabriele Romagnoli è però riuscito a dare una risposta: "Sono stato al mio funerale e ho imparato qualcosa sulla vita. Poche cose, ma quando sono tornato al mondo, facendone tesoro, ho campato meglio"Succede in aereo, leggendo il Financial Times, un articolo che racconta del record di suicidi detenuto dalla Corea del Nord. Agghiacciante, così come la soluzione per scoraggiarne la scelta: la Korea Life Consulting è infatti un'organizzazione che celebra finti funerali. Inscena perfettamente il rito lasciandoti una giornata dentro una bara per uscirne "nuovo", comprendendo il valore della vita. Arriva a celebrarne, all'epoca dell'articolo, cinquantamila. Indovinate chi sarà il coraggioso cinquantamila e uno? Proprio Gabriele Romagnoli. In questo inquietante e, a mio avviso claustrofobico, esperimento scrive un finto testamento in mezz'ora e si lascia chiudere dentro una bara con una tunica bianca, senza tasca perché "Senza nulla sei venuto al mondo e senza nulla te ne andrai"Romagnoli inizia cosi a raccontarci di quando "era morto". Concepisce il progetto di visitare nell'arco della sua vita 100 Paesi e si ritrova a buon punto, avendone visitato 73, abitando in 4 continenti, 8 città e cambiando 27 appartamenti. Assaporando, scambiando e ampliando la visione della sua vita si rende conto che la cosa più importante per un viaggiatore è quella di viaggiare leggero. L'ideale? Viaggiale solo con un bagaglio a mano: multitasking ed essenziale. Come si stabilisce? Quali pesi dobbiamo lasciare? Iniziamo con le certezze, quelle più pesanti che muovono la nostra vita abituale perché ad altre latitudini si trasformano, mutano, evolvono, cambiano prospettiva. Un altro errore che facciamo è quello di non saper scegliere, vorremmo mettere dentro il nostro bagaglio "due vite e una sola morte". Ebbene sì, due vite: quella che viviamo con tutta la routine e quella che avremmo voluto vivere, citando le "sliding doors", ossia quelle vite che non abbiamo mai vissuto, ma che hanno vissuto noi, sentendone tutto il peso. È importante decidere cosa (chi) vogliamo far stare nel bagaglio a mano, quello che lasciamo fuori è solo il superfluo, non ci serve davvero decidere quale vita portare con noi. Tenendo presente che i conti si pareggiano, sempre. Si continua poi con la tipologia di bagaglio: trolley, rigidi, moderni e da sfilata vanno bene per alcuni viaggi (treno e macchina) ma per altri rappresentano scomodità. Il bagaglio dev'essere leggero e così dovremo essere noi. Se fossimo una zavorra sarebbe difficile spostarci e farci trasportare. Essere leggeri per gli altri e per noi stessi, e con questa consapevolezza comprendere quando serviamo e quando dobbiamo metterci da parte, così come il bagaglio che decidiamo sia il nostro compagno di viaggio. Lo scegliamo, lo portiamo e lo riponiamo alla fine del percorso. Altrettanto importante è il peso della memoria, i ricordi. Quanti oggetti accumuliamo nell'arco della nostra esistenza? Alcuni finiscono addirittura sepolti da altri oggetti, perché legati ai ricordi. E come generalmente ce ne disfiamo? A seguito di eventi traumatici. Pare, e anche la psicologia ne da conferma, che la rinascita avvenga a seguito di un trauma. Di solito durante un trasloco o una separazione, sembra essere esattamente quello il momento in cui svuotiamo la nostra memoria. La liberiamo disfandoci del superfluo. Chissà perché questo non accade quando siamo felici e basta. Ma cos'è davvero importante da conservare? L'essenziale. Solo quello che la nostra memoria tende a mantenere, potrebbe essere una risposta. "Solo bagaglio a mano" scava nella nostra mente con schiettezza e semplicità. Sembra un manuale, ma non lo è. È un'esperienza e se tanto mi da tanto non esiste maestra di vita migliore. Durante le interviste Romagnoli non prende appunti, ne registra, scrive i pezzi affidandosi alla sua memoria e per parlarvi di questa piccola splendida opera, consigliandovi di leggerla mi sono affidata allo stesso metodo. Per me, il libro giusto al momento giusto. 
 
Feltrinelli, 2015, p.87 


 


 

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