Pietro è cresciuto con la consapevolezza che la cura ad ogni suo male è la Montagna. L’ha scoperto da bambino quando guardava suo padre tornare da una fabbrica di Milano senza dire una parola, passando le notti sveglio, nonostante i tappi e le pastiglie per l’emicrania. Non c’era nulla che potesse lenire quell’insofferenza. Nulla a parte la Montagna. Durante la sua infanzia la sua famiglia decide di prendere in affitto una casa ai piedi del Monte Rosa, a Grana. Quando Pietro, dalla macchina, scorge per la prima volta le montagne rimette insieme i racconti di sua madre come pezzi di un puzzle. Quei racconti sulla gioventù felice dei genitori, le passeggiate in montagna, le spedizioni in cui suo padre non era un disperato chimico di una fabbrica milanese. Ai piedi delle montagne gli occhi di sua madre si riempiono di gioia e suo padre è finalmente rilassato. Finalmente a casa, in un posto sicuro. Giunti a destinazione Pietro lo ammira mentre si veste “da montagna”, s’infila gli scarponi e la camicia a scacchi. È così diverso, un eroe da (ri)scoprire. Una volta ripreso l’aspetto da montanaro si avvia per percorrere i sentieri di montagna, perdendosi in valli inesplorate, capaci di farti, però, ritrovare te stesso. Segna quei sentieri in una cartina, con dei pennarelli, che Pietro osserva con curiosità quasi si trattasse di una mappa del tesoro. Un giorno decide che è arrivato il momento, si fa coraggio e inizia ad intraprendere le spedizioni con suo padre, per sentirsi grande, per sentirlo orgoglioso. La vita di Pietro a Grana cambia notevolmente. Assapora la vita all’aria aperta, fa piccole esplorazioni in solitaria, inizia a cogliere il senso della Montangna. Stringe, con qualche difficoltà iniziale, amicizia con Bruno. Un selvatico bambino di montagna, compagno di avventure e sicuramente amico per la vita. S’intrecciano le vite di Pietro, suo padre e Bruno. Soprattutto quando Pietro cresce, diventa adolescente e inizia a disertare le estati a Grana, a snobbare la compagnia di Bruno ed evitare completamente le spedizioni con suo padre (senza perdere di vista i suoi progressi nella mappa.) Bruno invece resta a Grana, continua i percorsi con il padre di Pietro e non smette di aspettare il ritorno del suo amico. Nel frattempo Pietro si laurea, viaggia senza mai sentirsi pienamente soddisfatto. Quando compie trentuno anni però suo padre muore ed è questo il momento in cui decide davvero di guardarsi allo specchio. Si rende conto di avere la stessa età che aveva suo padre quando, dopo aver sposato sua madre, si era trasferito a Milano per il lavoro in fabbrica e per diventare padre. Mentre lui, figlio di diversa generazione, non ha un posto fisso, nemmeno una moglie e tantomeno un figlio da crescere. Non sa ancora chi è e chi vorrebbe diventare, si sente un po’ uomo e un po’ ragazzo. Così Pietro decide di partire alla scoperta di se stesso, trovando il suo posto nel mondo, ancora una volta tra le montagne, questa volta quelle del Nepal. Per poi capire che è la montagna il suo centro, il posto in cui tutto inizia e tutto finisce. E che in quelle montagne dell’infanzia ci tornerà per scoprire la sua vita e la sua eredità (e quella di suo padre), ancora una volta con l’appoggio, immancabile, di Bruno. Un amico che nonostante il tempo, è rimasto e che ha tanto da insegnare.    

Ho letto questo libro con la consapevolezza che diventerà un classico. Come ha scritto Marco Missiroli "è già un classico", chiunque leggendolo la penserà così. Sono nata al mare e sogno la montagna, ora mi rendo che mare e montagna hanno qualcosa in comune, se davvero sai osservare. Un libro splendido, educativo, commovente. Forse le mie parole non gli renderanno giustizia, quindi... leggetelo!

Einaudi, Super Coralli.  2016, p. 199



 


 

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