Ho letto Le nostre anime di notte e in molti mi hanno domandato e continuano a chiedermi di cosa parli questo libro. Leggere Kent Haruf per poi raccontarlo e consigliarlo, non è un affare semplice. Possiamo dire che l'insegnamento di Haruf è quello di farci riflettere sul fatto che perdiamo la maggior parte del nostro tempo alla ricerca dell’impossibile, quando quello di cui avremmo veramente bisogno è accorgerci delle piccole cose. Parliamo di quei dettagli che fanno la differenza nel nostro quotidiano: il profumo del caffè la mattina, qualcuno che ci prepari il pranzo dopo una faticosa mattinata di lavoro, ascoltare il rumore della pioggia sotto le coperte, ammirare lo spettacolo delle stelle nel cielo durante il campeggio, comprare un cane a un bambino per aiutarlo a scoprire la tenerezza, aiutare un’anziana a fare la spesa, tenere per mano qualcuno prima di dormire per potersi sentire sicuri. Capire l’importanza di avere qualcuno vicino, qualcuno su cui contare. Qualcuno che non solo smetta di farci sentire soli ma che ci faccia sentire vivi. È quello che è successo a Louis Waters e Addie Moore, due vedovi settantenni di Holt che decidono di trascorrere insieme il loro tempo. Ho immaginato la protagonista Addie mentre si domandava cosa mancasse nella sua vita, passando in rassegna vari momenti felici e non, prima di telefonare al suo vicino Louis e dirgli “mi chiedevo se qualche volte ti andrebbe di venire a dormire da me. [...] Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. [...] Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?” È così iniziano le loro notti insieme, fatte di confidenze, racconti di vita e tenerezze.

Sappiamo tutti che questo libro è stato definitivo “urgente”, in termini di tempo, un tempo tiranno che non ritorna e che va sfruttato fino all’ultimo minuto. L’ha sfruttato Haruf nel poco tempo rimastogli e così hanno fatto anche Addie e Louis. Ma è anche il libro del coraggio e di una donna coraggiosa, Addie per l’appunto, che a 70 anni decide che non è troppo tardi per sentirsi soli. “Chi si sarebbe aspettato che a questo punto delle nostre vite potesse capitare una cosa del genere. Chi l’avrebbe mai detto? Per noi le novità e le emozioni non sono ancora finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito.”

Tutto questo e molto altro, ossia la vita, la trovate in tutti i libri di Kent Haruf, soprattutto ne Le nostre anime di notte. E badate, raccontare la semplicità, come l’ha fatto lui, non è per tutti anche se riguarda tutti. Grazie Haruf, tornare a Holt è stato magnifico. 

 

NN Editore, 2017. p. 166



 


 

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