«Parigi è la città del "Mi ricordo"». Sono le parole di uno degli scrittori francesi amici di Bresson, nel commentare la sua rappresentazione "Ile de la cité". Questo è uno dei quarantaquattro scatti descritti ed esposti fino al 6 Maggio 2012 al Palazzo Incontro di Roma, per la mostra "Henri Cartier-Bresson: Immagini e Parole". Forse non è un caso che associ il mio primo incontro con il fotografo francese proprio alla Ville Lumière. "Mi ricordo" quando il papà portò a cena la nostra famiglia al 151 di Boulevard Saint-Germain durante un'estiva visita parigina. "Brasserie Lipp" era già il titolo di un’immagine di Bresson che trovai divertente abbastanza da volerne portare una piccola riproduzione in regalo ad un'amica. Da quel momento la mia vita è stata e continua misteriosamente ad essere una costellazione di strane coincidenze legate al signor Bresson.  La Leica 1, per esempio, la fotocamera che lo ha accompagnato nei suoi viaggi. Insieme ad una Canon EOS 650, una Leica C1 è stata la macchina fotografica che trovai in casa e che fu messa a disposizione dai miei genitori per esercitarmi quando iniziai a divertirmi a scattare a rullino. Ancora. Un caro amico, un po’ più esperto di me in materia di fotografia, una volta citò una frase di Bresson:  "È un'illusione che le foto si facciano con la macchina. Si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa." Istintivamente, il mio pensiero e commento fu: «Le foto, come tutto il resto.» Sentivo quelle parole molto vicine alla vita, forse più che all'arte. Infine, il tema della geografia. Il suo interesse per la Sardegna, la mia terra d'origine. La mostra che si è tenuta recentemente a Nuoro dal titolo "Henri Cartier-Bresson Photographe" riportava 30 fotografie barbaricine scattate nell'estate 1962 dal fotografo allora inviato di Vogue. E l’incredibile scelta degli stessi luoghi per i nostri viaggi. Ho riconosciuto spesso negli scatti di Bresson angoli di Andalusia, Belgio, Francia, America e dell’Italia, ovviamente, da Nord a Sud, nella rara sensazione che i nostri occhi avessero catturato i medesimi particolari. Ero la gamba di una delle protagoniste colte nell'atto amoroso, ero lo sguardo curioso che oltrepassa la transenna di stoffa che ho imparato a conoscere bene a Bruxelles, ero il gatto del vicolo cieco dell'isolato di New York che incrocia la Quinta Strada. Ero il bambino sperduto nelle calles di Siviglia, ero le figure sdraiate sul prato di Boston Common ed ero il desiderio di essere accanto ai pigri uomini nelle distese verdi di Marsiglia e Trieste. Intimità, nell’infinito attimo di un’immagine. 

 



 


 

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