Alle Scuderie del Quirinale approda “Arabesque”, una mostra tematica che ospita più di cento opere del pittore francese Henri Matisse. Le sale si tingono di colori vivaci e motivi orientali, frutto delle diverse culture assorbite dall’artista nei suoi numerosi viaggi. Matisse, discendente da una famiglia di tessitori del nord della Francia, nel 1891 a ventidue anni si trasferisce a Parigi, dove comincia ad interessarsi alle culture orientali. Diventato un esponente del fauvismo, si reca prima in Algeria e nel 1910 a Monaco di Baviera per l’Esposizione d’Arte Maomettiana. A Mosca scopre le icone russe, in Marocco approfondisce l’arte africana, visiterà anche la Polinesia e l’America. Delle sue origini gli rimane la passione per le stoffe: aveva tappezzato il suo atelier di Nizza con tessuti provenienti da tutte le regioni del mondo, come le abitazioni dei popoli nomadi che aveva conosciuto. Lo studio del pittore era ricco di testimonianze multiculturali, non solo tessuti ma anche vasi islamici, gabbie di tortore, modelle che ritraeva come odalische. L’artista cosmopolita, che oggi probabilmente chiamerebbero “globetrotter”, così spiegò la sua opera: “La révélation m’est venue d’Orient”. Oltre la pittura Matisse ha spaziato tra diverse forme d’arte, nel 1920 ha progettato scene e costumi per “Le Chant du Rossignol” dei Balletti Russi, esposti al piano superiore delle Scuderie. Negli anni quaranta si è dedicato principalmente ai “papiers découpées”: carte ritagliate e colorate applicate su grandi superfici. Dal 1947 fino alla morte, avvenuta nel 1954, si occupò della progettazione per la Cappella del Rosario di Vence. L’allestimento delle Scuderie, curato da Ester Coen, è un percorso nel mondo variegato dell’artista, a partire dalla natura morta “Gigli, Iris e Mimose” (1913), ispirato al simbolismo delle ceramiche ottomane. Già dalla seconda sala spiccano gli oggetti che amava collezionare: maschere e tessuti africani, mentre i tratti della sua pittura sono geometrici, dallo stile primitivista. Le opere di stampo orientale invece si caratterizzano per i colori accesi, così come i dipinti influenzati dalle culture mediterranee, in cui dominano il verde e il rosa. La mostra si chiude con il quadro scelto come manifesto “I pesci rossi” (1911), un soggetto frequente all’epoca, ma non banale nella rappresentazione dell’artista che è stato una delle personalità più moderne del suo tempo. 



 


 

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