In occasione del vernissage che si è svolto mercoledì 6 aprile a Palazzo Chiesa a Milano (http://www.slidingarts.com/exhibits-galleries/402-primus-capital-apre-le-sue-porte-all-arte-contemporanea-con-la-personale-di-michele-ciacciofera), abbiamo intervistato Michele Ciacciofera, protagonista della personale "Enchanted Nature, Revisited", che ha inaugurato la divisione arte della banca d’affari milanese Primus Capital.

MICHELE, SAPPIAMO CHE SEI NATO A NUORO, CRESCIUTO A PALERMO E ADESSO VIVI A PARIGI, MA QUANDO E COME SEI NATO COME ARTISTA?

Si, sono nato in Sardegna, da padre palermitano e mamma sarda. Sono un figlio del Mediterraneo. Nella mia vita ho saltato avanti e indietro più volte tra le due meravigliose isole e sei anni fa sono arrivato a Parigi dove vivo e lavoro a tutt’oggi. Più difficile è raccontare come nasca un uomo come artista. In effetti so di essere nato! Ho sempre guardato, sin dall’infanzia, la realtà circostante come un universo inglobante in cui tutto poteva essere ammirato ma anche tradotto attraverso un linguaggio diverso da quello che iniziavo ad apprendere in famiglia o a scuola. Disegnavo senza sosta, dipingevo, manipolavo materiali per creare oggetti. Era questo il linguaggio che non ho mai smesso di utilizzare. A 19 anni però accadde un evento che mi diede ulteriore impulso: all’epoca giocavo a basket in una città sarda e un infortunio bloccò la mia carriera sportiva. Fu così che iniziai a frequentare lo studio di un architetto ed artista, amico di famiglia, che divenne il mio maestro. Si chiamava Giovanni Antonio Sulas, da lui appresi soprattutto a venerare la bellezza, la semplicità delle cose, la cucina, la natura e tanto altro, facendole rientrare nella mia visione creativa. Quel periodo rese sistematica e totale la presenza dell’arte nella mia vita.

AMI MOLTO VIAGGIARE ED ESPLORARE: CHE RIFLESSO HANNO, O HANNO AVUTO, I VIAGGI E I LUOGHI CHE HAI VISITATO NELLE TUE OPERE?

Il viaggio è anch’esso inscritto nei miei geni direi. Viaggiavo sin da bambino con i miei genitori, con l’avidità di scoprire tutto quello che non conoscevo ma che sentivo dovesse appartenermi. Ho continuato tutta la vita, senza sosta e senza mete precise, a viaggiare nella realtà e con l’immaginazione. L’obiettivo dei miei viaggi è sempre stato la convergenza tra il reale e l’immaginario. È così ad esempio che girai a lungo per gran parte dei deserti del pianeta, volendo scoprire attraverso essi una dimensione affine all’infinito. Devo anche al viaggio in fondo la mia visione. Attraverso i viaggi sono entrato in contatto con culture differenti tramite un approccio sociologico e antropologico che è stato oggetto della mia formazione universitaria. Ad esso devo la scoperta di tracce, segni che si ritrovano poi nella mia creatività.

A PROPOSITO DI TRACCE E CREATIVITÀ, RACCONTACI QUESTA TUA MOSTRA: COME È NATA E COSA È LA “NATURA INCANTATA, RIVISITATA” CHE PORTI ALLA LUCE?

L’amore per la bellezza e per la natura sono un punto fermo del mio pensiero, del mio immaginario. A fianco dell’interesse pratico e militante per la difesa della natura che mi caratterizza, nel caso di questa mostra voglio svelare il mio modo di intendere la natura stessa, sotto un profilo più ampio, direi quasi spirituale ma soprattutto intimo. Natura per me è bellezza, è l’infinito cosmico con il mistero che lo caratterizza, è il tempo non quantificabile da strumenti umani, è la vita stessa presente, passata e futura. Parallelamente al viaggio, un altro dei capisaldi della mia ricerca è il desiderio di archiviare, di collezionare segni di questa natura che mi incanta. Attività umane come la scrittura e l’arte ceramica, ma anche presenze ancestrali rintracciabili nel patrimonio geologico e fossilizzato di esseri misteriosi scomparsi centinaia di milioni di anni fa, rappresentano un obiettivo delle mie ricerche sin dall’epoca della formazione scolastica. Ho accumulato un piccolo patrimonio personale di quelli che chiamo veicoli di memoria, veri e propri archetipi personali che, ricollegandomi al pensiero Junghiano ma anche agli scritti di Wolfgang Pauli (fisico quantistico austriaco insignito del premio Nobel) su Kepler, collegano il mio pensiero contemporaneo con quell'universo complessivo ed atemporale che la scienza da sola non riuscirà mai a spiegare. In questa mostra milanese, i miei lavori - dipinti, disegni, sculture in vari materiali tra cui ceramiche, installazioni - sono ispirati da, o anche includono, questi reperti di memoria, tessere musive dell’esistenza. Proprio attraverso la inclusione nelle installazioni di oggetti collezionati, intendo sincronizzare tra essi tutti quegli aspetti di cui ho parlato sopra riproducendo la mia visione dell’ordine naturale che è per me al tempo stesso atemporale e magico. Da ciò la “rivisitazione” che, per collegarmi alla teoria dei cinque elementi, perno fondamentale della filosofia cinese, tende ad una circolarità illimitata. La mostra costituisce comunque un’anteprima di un più vasto progetto, dal titolo omonimo, che realizzerò quest’anno in Cina al CAFA Museum di Pechino.

È MOLTO PARTICOLARE, INFATTI, LA PRESENZA E L’INTEGRAZIONE DI QUESTI FOSSILI ANTICHISSIMI NELLE OPERE CHE HAI ESPOSTO E CHE FANNO PARTE DI QUESTO PROGETTO: CHE COSA RAPPRESENTANO DAVVERO PER TE?

I fossili rappresentano più cose allo stesso tempo per me: sono data-base di memoria ancora parzialmente da svelare, quindi oggetti misteriosi, archetipi inscritti nell’atmosfera stessa che ci avvolge, fonti d’ispirazione per il mio lavoro e per le mie ricerche. Due delle installazioni mettono insieme sculture in vari materiali (terracotta, ceramica, cemento) con trilobiti, con ricci marini fossili ed altri oggetti che colleziono. Affido così a tale unione un messaggio, la mia visione della natura, caratterizzata da mistero e fragilità con cui l’uomo può interagire unicamente attraverso la sensibilità, i suoi sensori contenuti nell’anima. 

IN GENERALE LA TUA OPERA È PIU’ IL RISULTATO DI UN IMPULSO O DI PERCORSO CREATIVO?

L’impulso ha una certa importanza, così come la scoperta o la casualità. Ma in fondo non credo che nessuno di questi elementi possa essere indipendente dal percorso complessivo.

HAI INAUGURATO CON PRIMUS CAPITAL LA DIVISIONE ARTE DEL GRUPPO D’INVESTIMENTO: SECONDO TE CHE RUOLO HA OGGI L’ARTE CONTEMPORANEA NELLA SOCIETÀ E QUALE È STATA LA REAZIONE ALLE TUE OPERE DEL PUBBLICO DEL VERNISSAGE?

Sono entusiasta del rapporto con Primus Capital, che credo abbia dimostrato attraverso questa operazione di grande apertura come la finanza possa lasciare spazio incondizionato all’arte. Questo era uno dei grandi presupposti di quel meraviglioso periodo che fu il Rinascimento italiano. La mia aspirazione per un nuovo Umanesimo  tende anche a questo, cioè ad un abbattimento dei recinti che il mondo contemporaneo tenta di stabilire all’interno della società. La collaborazione con Vincenzo Macaione, Pamela Rebulla, Paola Faré ed i loro staff, ma anche con il curatore Angelo Crespi e gli autori dei testi del bellissimo catalogo: Christine Macel e Hans Ulrich Obrist, con la responsabile della casa editrice Johan&Levi Micaela Acquistapace, vanno in questa direzione per quanto mi riguarda. La vernice della mostra è stata un grande successo di pubblico in una magnifica cornice storico-architettonica come il Palazzo Chiesa dove la banca d’affari Primus Capital ha sede. La curiosità e l’entusiasmo della gente costituisce per me un grande incoraggiamento verso le successive tappe a cui accennavo prima. Questo testimonia tra l’altro la grande attenzione e sensibilità del pubblico verso l’arte contemporanea che dal mio punto di vista trova aderenza con uno dei miei principali obiettivi: quello della compartecipazione artista-spettatore mediata dall’opera, senza cui l’arte a mio avviso non avrebbe senso.

NELLE TUE MOSTRE HAI SPAZIATO MOLTO CON LE TEMATICHE (DAL RAPPORTO TRA L’UOMO AL PAESAGGIO, ALLA TORTURA) ED I MEZZI ESPRESSIVI (TI SEI OCCUPATO ANCHE DI TEATRO), QUALI SONO I PROGETTI CHE VORRESTI REALIZZARE IN FUTURO?

Si in effetti la mia attività artistica è piuttosto articolata. Spaziando tra quasi tutti i medium tipici, ho spesso parallelamente lavorato nel teatro progettando e realizzando scenografie e costumi, ma anche nell’architettura collaborando con ingegneri ed architetti come nel caso del due concorsi internazionali vinti per la rifunzionalizzazione delle immense gru del porto di Palermo. Nell’immediato, come dicevo prima, mi accingo ad esporre il mio lavoro al CAFA Museum in Cina.  È una grande soddisfazione per me, trattandosi di una istituzione di grande prestigio. Poco dopo andrò a “rifugiarmi” in un meraviglioso castello umbro, sede italiana di Civitella Ranieri, fondazione newyorkese che mi ha nominato fellow per il 2016. Durante tale soggiorno avrò il tempo e la concentrazione per pensare a nuovi progetti.



 


 

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