La scena artistica newyorkese oggi, in mostra al Palazzo delle EsposizioniMartedì 23 aprile 2013,  al Palazzo delle Esposizioni di Roma,  si è dato il via alla mostra “Empire State. Arte a New York oggi” che intende affrontare i cambiamenti che una città come New York ha subito negli anni, paragonandola a Roma, luogo ospitante. Venticinque gli artisti che espongono, che vale la pena elencare: Michele Abeles, Uri Aran, Darreb Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Admier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Daniel McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel e Ryan Sullivan, mentre Alex Gartenfeld, giovane ma estremamente preparato e Norman Rosenthal, celebre uomo di cultura britannico, sono i curatori di questa mostra ricca ed interessante. Attraverso le opere di alcuni tra gli artisti più affermati della scena artistica newyorkese e altri invece emergenti, si analizza il ruolo della Grande Mela in un contesto globale che muta a vista d’occhio, attraverso la diffusione di nuove tecnologie e metodi di comunicazione innovativi. Queste opere, che spaziano dalla pittura alla scultura, la fotografia e i collages, i video e le installazioni, sono prevalentemente il risultato di nuove commissioni, integrate con alcuni dei lavori più significativi eseguiti in anni recenti. Sono passati più di sessant’anni da quando New York diventò la capitale mondiale delle arti visive; da quando, successivamente alla seconda guerra mondiale, diversi artisti reduci dalle influenze delle avanguardie storiche emigrarono dall’Europa agli Stati Uniti per dar vita all’espressionismo astratto (ricordiamo tra questi Pollock, de Kooning, Rothko, Newman, ecc.). A partire da quel periodo, New York cominciò a fare da sfondo a diverse generazioni di artisti estremamente comunicativi, dinamici ed attenti ai mutamenti che avvenivano ad una velocità impressionante, portando come conseguenza un cambiamento anche all’interno del mondo dell’arte, con il susseguirsi di correnti artistiche che vanno dall’espressionismo astratto alla pop art, dal minimalismo al post-minimalismo. Durante quest’incessante ascesa, la Grande Mela rimane una calamita per tutti quegli artisti che sentono il bisogno di trovare stimoli e accoglienza, oltre che un ambiente particolarmente dinamico e creativo sotto tutti i punti di vista; proprio qui, troviamo una delle più alte concentrazioni di gallerie, musei, organizzazioni e spazi pubblici degli Stati Uniti. Gli artisti di “Empire State” intendono porre l’accento sull’influenza e sull’impatto che i nuovi mass media e le nuove invenzioni tecnologiche hanno sulle persone, in un clima di “frenesia collettiva” necessaria per rimanere al passo coi tempi. Durante il primo dei sette incontri (svoltasi il 23 aprile 2013) che vedono New York come protagonista indiscussa dei nostri tempi, programmati dal 23 aprile al 20 giugno 2013 al Palazzo delle Esposizioni, veniamo direttamente a contatto con gli artisti di “Empire State” e il curatore A. Gartenfeld. Al centro della conversazione vi sono le idee e le concezioni che ognuno di loro ha sviluppato per arrivare al risultato finale. Tutti raccontano di una New York che accelera i tempi costantemente, di una città che affascina e intimorisce. Nell’opera "Penn Station Ciborum", di Keith Edmier, viene reinterpretato il monumentale baldacchino barocco della Basilica di San Pietro seguendo il linguaggio dell’antica Pennsylvania Station a Manhattan. Dei calchi di ostriche si arrampicano lungo le colonne, facendo riferimento a una delle storiche risorse naturali di New York. Darren Bader invece, nella sua proposta intende riprodurre immagini di alcuni dei classici monumenti romani, passandole su Photoshop e apportando delle modifiche che nulla hanno a che vedere con  il soggetto originario, andando a creare una “poetica dell’assurdo” a detta di A. Gartenfeld, che genera riflessioni interessanti su antichità e attualità, spingendoci a paragonare la città eterna con la Grande Mela. Sicuramente molto interessante anche l’idea sviluppata da John Miller: l’artista propone un wallpaper senza titolo, composto da due fotografie scattate per strada durante la pausa pranzo e tratte dalla serie a cui sta lavorando: “Middle of the day”. Le immagini vogliono suscitare un confronto, una riflessione; non solo, Miller si rifà alle parole di Baudelaire, tentando di “ricavare un’esperienza estetica da qualcosa di inatteso o da qualcosa che normalmente sarebbe considerato antiestetico”. E se l’opera di Miller è da contemplare dall’esterno, i lavori di Rob Pruitt ci spingono ad entrare in un ambiente insolito e provocatorio: l’installazione prevede grandi sculture cromate di dinosauri che osservano quadri raffiguranti mucchi di rifiuti. Nel 1964 Andy Warhol realizzò un film in 16 mm della durata di otto ore: "Empire". L’opera d’arte consisteva nella ripresa fissa dell’Empire State Building dalle prime ore della sera fino a notte fonda; con quest’idea, Warhol, maestro indiscusso della pop art, voleva invitare lo spettatore a osservare lo scorrere del tempo. A distanza di cinquant’anni, dopo un mutamento radicale della città, causato dalla tecnologia e dall’ascesa del capitalismo del XXI secolo, sembra che l’intento artistico sia sempre incentrato sul fluire del tempo e sui continui adattamenti personali rispetto alla società. “Empire State. Arte a New York oggi” è una mostra che merita di essere vista con la giusta concentrazione, concedendosi tempo e riflessioni. Assolutamente imperdibile.



 


 

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