In "The Zero Theorem" Christoph Waltz, sempre immenso, cerca di dare espressione a sentimenti e situazioni che sono sfuggiti alla nostra comprensione. Siamo in un mondo futuro ormai stravolto dalla tecnologia, il protagonista passa le sue giornate al computer lavorando alla dimostrazione del “Teorema Zero”, per ordine del capo Management (Matt Damon), mentre cerca di dare un senso alla sua vita ormai priva di emozioni vere. Il finale è un confuso mix tra realtà virtuale ed effettiva, in cui la morale probabilmente è l’ennesima (e qui molto contorta) dimostrazione del potere distruttivo della tecnologia, come la perdita dei contatti umani. La ragazza di cui si innamora il protagonista, la psicologa e il figlio del boss sono personaggi ancora più misteriosi, di cui non afferriamo completamente lo scopo iniziale e finale. Alcuni registi, e la critica a loro favorevole, dimenticano forse che il nonsense non è sinonimo di capolavoro, anche le idee più geniali per “arrivare” al pubblico devono essere ben esposte. Un grande esperto di script Syd Field nel suo libro “La sceneggiatura”, manuale pratico su come scrivere una sceneggiatura “che funzioni”, insegna che la regola fondamentale di ogni copione degno di nota è che ogni azione, ogni scena devono rispondere a un perché, avere un senso, spiegare allo spettatore i personaggi e la storia. Evidentemente Gilliam non la pensa così. Qualcun altro invece ha fatto i compiti a casa per fortuna. Steven Knight dirige Tom Hardy in “Locke”, l’attore è l’unico protagonista visibile nella pellicola, il film si svolge interamente in auto: Locke è alla guida, sta andando a Londra per l’imminente parto dell’amante. Durante il viaggio chiama più volte la famiglia, il capo, il collega che lo deve sostituire e l’amante. Nelle pause tra una chiamata e l’altra, inveisce contro il padre defunto, che lo aveva abbandonato da piccolo, in un continuo paragone nel tentativo di staccarsi da una figura che ha disprezzato e non confermare il detto “talis pater talis filius”. Il film è un lungo viaggio notturno insieme al protagonista, alla scoperta del suo mondo, delle proprie paure e debolezze. Molto particolare, non è certo un film di facile visione, ma per chi regge le pellicole introspettive e prive di azione, merita.



 


 

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