Mentre il cinema italiano di oggi continua a soffrire, a Venezia e non solo, si celebrano le grandi dive del passato. All’interno dell’iniziativa “Venezia classici” è stato presentato un documentario di Marco Spagnoli per la serie “Donne nel mito” del canale Sky Diva Universal, dal titolo “Anna Magnani a Hollywood”. La voce narrante è quella della nipote Olivia Magnani, anch’essa attrice, che durante la presentazione si è detta commossa e onorata, mentre il regista ha sottolineato che il documentario vuole dare un punto di vista nuovo sulla vita dell’attrice. Il racconto si concentra sulla conquista di Hollywood da parte della grande star italiana, sulla sua grande amicizia con Tennessee Williams, che scrisse per lei alcuni dei suoi personaggi più importanti, primo tra tutti quello di Serafina de “La rosa tatuata” che le valse l’Oscar. La sua carriera è stata costellata di trionfi e momenti meno fortunati, ha avuto tanto ma forse meno di quello che avrebbe meritato, come testimoniano nel documentario il figlio Luca Magnani, il press agent Enrico Lucherini, la biografa Matilde Hochkofler e Caterina D’Amico - figlia della celebre sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico - preside della Scuola Nazionale di Cinema. Definita da Lucherini "Più bella di tante belle per la sua personalità", era una ragazza madre, una donna forte ma con le sue debolezze: aveva paura di volare, per le sue trasferte americane prendeva sempre la nave e ha rifiutato di lavorare all’estero per lunghi periodi per non lasciare la famiglia, di cui era la colonna portante. Soprannominata “Nannarella”, era uno dei simboli della romanità insieme all’amico Alberto Sordi, ma allo stesso tempo più intellettuale e delicata del suo personaggio: suonava il piano, frequentava scrittori, leggeva molto. Al ritorno dalle serate “costringeva” parenti e amici con cui era uscita a dare da mangiare ai gatti randagi, o portare a spasso i cani. Un ritratto inedito, pubblico e privato, di una delle più grandi attrici della storia del cinema, che è riuscita a dimostrare il suo talento anche in una lingua inglese che all’inizio parlava poco e male, ma in cui si è applicata duramente per recitare nelle produzioni americane. Nel 1958 ha sfiorato il secondo Oscar ma durante gli ultimi anni della sua carriera, nonostante il curriculum eccezionale, ha ricevuto poche proposte, per non parlare del famoso rifiuto di interpretare la madre di Sophia Loren ne “La ciociara”. È morta a soli 65 anni dopo una lunga malattia, lasciando un ricordo indelebile e un successo ineguagliato.



 


 

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