A Venezia trionfano “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi e “Miss Violence” di Alexandros Avranas. Leone d'Oro per il primo, Leone d'Argento per la migliore regia e Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Themis Panou per il secondo. Un successo inaspettato per il documentario italiano sul grande raccordo anulare di Roma, nelle sale da giovedì 19 settembre; un'opera che è stata apprezzata e discussa, all'interno del Festival, ma che mai ci si sarebbe aspettato vincesse. Una scelta coraggiosa e diversa rispetto agli altri anni, a detta di molti forse azzardata o eccessiva. La pellicola ci porta sulla strada, su quell'enorme anello stradale che circonda Roma ed è percorso da migliaia di veicoli ogni giorno; il regista ci conduce all'interno di realtà poco conosciute, alla scoperta di luoghi nascosti e persone che popolano il GRA e i suoi dintorni. Tre anni di riprese, contatti, idee, per la realizzazione di quest'opera cinematografica. Alla cerimonia di premiazione Rosi ringrazia i personaggi che compaiono nel film, che amiamo al primo sguardo: il pescatore di anguille, il botanico, il signore che vive con la figlia in un'abitazione popolare, l'operatore del 118, l'attore di fotoromanzi ecc. Orgoglio tutto italiano quindi per il Festival lagunese diretto da Alberto Barbera. E se il Leone d'Oro spetta a un documentario deludendo le aspettative del pubblico, il Leone d'Argento va a un'opera cruda e intensa, dagli spiccato tratti psicologici: “Miss Violence” del regista greco Alexandros Avranas. Il film indaga il tema orribile quanto delicato della violenza in famiglia; una bambina, giunta al suo undicesimo compleanno, il giorno dei festeggiamenti, si suicida buttandosi da un balcone. Interverranno gli Assistenti Sociali e mano a mano si capirà la disgrazia di quella famiglia apparentemente solo triste, ma in realtà colpevole dei propri silenzi, vittima e partecipe di uno situazione orribile portata avanti dal nonno/padre (Themis Panou). Impossibile celare i dettagli del film, che vanno scoperti con curiosità durante la visione; obiettivo dell'opera è proprio quello di sconvolgere lo spettatore, costringerlo ad aprire gli occhi su qualcosa che troppo spesso viene nascosto o che, invece, non si vuol vedere. Finale decisamente "trionfale", divertente e liberatorio, dopo esserci contorti lo stomaco per più di un'ora e mezza. Un grande film: tagliente, intenso, doloroso.  Le nostre previsioni lo vedevano portarsi a casa il primo premio, ma siamo comunque soddisfatti del risultato raggiunto.



 


 

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