L'interpretazione di Michelle Williams è stata osannata dalla critica ma, per i fan dell'originale, Marilyn rimane un'icona inimitabile. La somiglianza c’era, più di altre che troppo superficialmente sono state spacciate per sue sosia (tra le ultime la Susie Kennedy di “Io & Marilyn”). Quello che mancava è stato forse ciò che è più difficile riprodurre di Marilyn: una sensualità finta ingenua, trascinante e mai troppo oca. Michelle Williams ci ha provato con tutte le sue forze, e dai tempi di “Dawson's Creek” ne ha fatta di strada quanto ad espressività, tuttavia scende a tratti nella caricatura, non riesce ad avere quella spontaneità e leggerezza tipiche del personaggio. Un po’ troppo intrigante quando deve intrigare e troppo sottotono nelle scene in cui è depressa. Innanzitutto credo che certi miti non andrebbero toccati, per quanto in alcuni casi la somiglianza e la bravura possano fare miracoli, il pubblico più affezionato ed esperto non potrà mai ritenersi soddisfatto. La Williams, diretta da Simon Curtis, è stata affiancata dal grande Kenneth Branagh, chiamato ad interpretare Laurence Olivier, e Judi Dench che, come sempre, si è rivelata una partner eccezionale. Poco incisiva Julia Ormond nei panni di Vivien Leigh. Un habitué ormai dei confronti con le grandi dive del passato, la Ormond fu criticatissima per la sua versione moderna di Audrey Hepburn nel remake di “Sabrina” (1995). L’idolo dei teenager Emma Watson non brilla, ma il ruolo di una semplice costumista oscurata dalla star non lo permetteva. La trama ci da un punto di vista diverso sull’attrice, quello di un suo giovane ammiratore, Colin Clark (interpretato da un bravo Eddie Redmayne), che ebbe la fortuna di lavorare per lei, ovviamente innamorandosene. La storia dura una settimana, come ci indica il titolo originale “My week with Marilyn”, inspiegabilemente tradotto solo “Marilyn”, ma evitiamo di aprire una parentesi, che per forza di cose sarebbe troppo lunga, sulle numerose scelte dubbie nella traduzione dei titoli originali. È la settimana di riprese del film “Il principe e la ballerina” a Londra e tutti cadono vittime del fascino della diva (che si presenta accompagnata da un’inquietante Paula Strasberg di cui all’epoca era succube): da Laurence Olivier a Clark, che ha scritto i due libri da cui è tratta la pellicola. Per Marilyn era il periodo di Arthur Miller, troppo freddo e incapace di gestire un animo sofferente e turbolento come quello dell’attrice. Lei si lascia un po’ coccolare dal giovane e tenero ammiratore, ma poi tornerà in quel suo mondo dorato che le ha dato tante soddisfazioni, ma che alla fine l’ha uccisa.



 


 

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