C’è da chiedersi perché "La vita di Adele" sia stato l’acclamato vincitore della prestigiosa Palma d’Oro a Cannes nel 2013 e poi non sia più riuscito ad ottenere nemmeno un riconoscimento importante nell’Olimpo cinematografico. Ai Golden Globe, così come ai BAFTA Awards, il film del regista Abdellatif Kechiche ha ricevuto la nomination come Miglior Film Straniero senza doversi scomodare a salire sul palco per ritirare il premio. E’ interessante vedere come invece gli allori siano stati infine assegnati ad un’altra pellicola in concorso per lo stesso titolo. Stiamo parlando de "La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino, film che nelle sale del Festival di Cannes 2013 veniva accolto da qualche applauso e non poca critica negativa da parte dei giornali francesi e, in generale, della stampa internazionale. Lo stesso film sembra poi aver avuto un exploit a riscattare la delusione derivata dalla scarsa approvazione dell’italianità descritta dalla pellicola in sede di Festival, oltre che dalla mancata assegnazione del premio. E così, mastro Sorrentino si è ripreso ottenendo la celebre statuetta americana agli Oscar 2014, senza nemmeno doversi preoccupare della concorrenza de "La vita di Adele", l’acerrimo nemico che aveva annullato le possibilità di una vittoria all'italiana all'interno della competizione francese.

Il fatto di parlare de "La vita di Adele" ad un anno di distanza dal suo debutto mondiale non è un caso. In molti lo hanno presentato come un film troppo lungo, eppure si parla di 40 minuti di differenza rispetto allo stesso film di Sorrentino. Come se lo spessore di un capolavoro si potesse misurare a peso di minuti, poi. Ad altri non è passata nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di andare a vedere un film con le premesse date dal trailer e dalle voci di corridoio: una storia d’amore gay con tanto di scene esplicite che hanno fatto parlare molto all’estero e poco in Italia. Pensiero comune: "Sarà mica il solito film francese pesante, tutto sesso e pornografia?" Insomma, ad un po’ di pregiudizi vari ed etichette che non appartenevano a "La vita di Adele", si è aggiunto un ben condito disinteresse verso un film che in Italia è decisamente passato in sordina e che è stato velocemente archiviato senza nemmeno una chance di riscatto. Eppure, mi chiedo come sia possibile guardare l’Adele protagonista della pellicola senza riconoscere qualcosa di lei in ognuno di noi. Come disse una collega: "Ci sono tanti tabù ma alla fine il sesso dentro e fuori dal letto è uguale per tutti." Già, il sesso naturalmente. Ma anche la vita. Ed è questo il racconto della vita di una pazzesca Adèle Exarchopoulos nei panni di una sua omonima quindicenne. Bella e seducente dall’inizio alla fine, da quando si sporca gli angoli della bocca con gli spaghetti che cucina il padre, a quando sola e con un sentimento enorme che pare scoppiarle dentro partecipa al vernissage della mostra di Emma, la donna che ama, interpretata dall'attrice Léa Seydoux.

La verità è che la bellezza è indescrivibile ma è contemplabile. La verità è che la profondità è rara ma non introvabile. E qui le abbiamo trovate, bellezza e profondità insieme. Perché Adele che ama, sa cosa vuol dire lo sguardo magnetico che cattura due persone nello stesso momento in mezzo a tanta, troppa altra gente. Perché Adele che ama, conosce quella gelosia che prende quando la persona di cui si è innamorati parla con un’altra con trasporto e feeling – indimenticabile la scena di un film in bianco e nero che passa sul proiettore ed estremizza le sensazioni provate da entrambe le protagoniste, in una geniale prova di film dentro il film. Perché Adele che ama conosce il tradimento non per voglia ma per insicurezza, dettato dall’orrendo presentimento di sentirsi poco importanti per l’altra persona. Perché Adele che ama, bacia all’improvviso dentro un bar facendosi mettere le mani sotto la gonna: bacia perché non riesce a resistere e tocca quello che le è sempre appartenuto, anche nella lontananza. Perché Adele che ama, balla come se niente fosse intorno a lei e lo fa in modo leggero e attraente: balla "I Follow Rivers" nel giorno della festa a sorpresa per il suo compleanno, e persino la telecamera non riesce a toglierle gli occhi di dosso. Perché Adele che ama, soffre della consapevolezza di essere ancora amata anche quando è finita e mentre smette di rincorrere l’amore, è l’amore che rincorre lei, poco prima di girare l’angolo. Perché Adele che ama, in una pettinatura da donna per non sembrare più piccola, con una sigaretta accesa, con dei cerchi d’oro ad incorniciarle il viso, porta nell’ultima scena un vestito blu sapendo che "il blu è un colore caldo". Adele rappresenta l'amore, il sesso e la vita in un film che è realtà, che tocca tutte le corde del corpo e che fa piangere, lentamente e in silenzio. 

- Perché menti?

- Non mento.

- Allora perché piangi?

- Non piango.



 


 

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