"Grace di Monaco" era un film che non partiva di certo avvantaggiato al Festival di Cannes. Il trailer non era già piaciuto alla famiglia Grimaldi, che lo scorso 2 maggio aveva fatto emanare dal proprio ufficio stampa un comunicato che non lasciava alcuno spazio alle interpretazioni: riferimenti storici inesatti, episodi di fantasia ma non solo. La famiglia reale monegasca prendeva le distanze per iscritto dal film di Olivier Dahan, e per di più si riteneva anche offesa per essere stata il soggetto di una storia deviata a fini puramente commerciali. A rincarare la dose, ecco oggi i fischi in sala alla prima proiezione per la stampa, insieme a rari e sporadici applausi per il film d'apertura del Festival di Cannes, "Grace di Monaco". Eppure, non tutti sono d'accordo nell'investire la pellicola di questa ondata di critica negativa. Gli errori ci sono, inutile negarlo, in particolare in una frase di Nicole Kidman alias Grace Kelly mentre si rivolge al marito dicendogli: "Non importa la crisi, dovessimo lasciare Monaco andremo in una fattoria della Francia insieme e saremo ugualmente felici." Improbabile che simili parole, totalmente in contrasto con la scelta di vita e con i sentimenti di Grace Kelly nei confronti di Ranieri, possano essere uscite in un momento d'intimità dalla bocca di Sua Altezza Serenissima. Performance debole, purtroppo, di Nicole Kidman, che non riesce ad incarnare le parti della Principessa di Monaco né caratterialmente - una delle peggiori interpretazioni dell'attrice australiana - né fisicamente - oltre ad una per niente notevole somiglianza, davvero sbagliate le scelte di costumi e trucco. Peccato che il mercato del cinema non abbia potuto giocare sulla somiglianza di una più giovane Catherine Deneuve nei panni di Grace Kelly. Quella che, negli anni migliori dell'attrice francese, era una somiglianza quasi impressionante con la Principessa di Monaco, non si può più definire tale; a confermarlo, il film fuori concorso "In the Name of My Daughter" che vede la Deneuve protagonista a Cannes 2014. Ciò detto, in Grace di Monaco di Olivier Dahan qualcosa da salvare c'è. Innanzitutto, i riferimenti cinematografici hitchcockiani, presenti soprattutto nella prima parte del film: dalla scena d'apertura, in cui si riprende la sequenza in macchina di "Alta Società" con Frank Sinatra, ai cenni al famosissimo momento di "Caccia al Ladro" che contemplava un'insistente metafora con dei fuochi d'artificio fuori dalla finestra. Sempre da "Caccia al Ladro" deriva il riferimento della corsa in macchina per le ripide e pericolosissime strade monegasche, le stesse in cui la Principessa perse realmente la vita. Nota positiva anche per Paz Vega nei panni di Maria Callas che, a discapito di una parte così piccola, ricopre il ruolo a testa alta. A difesa di questo film, si può aggiungere che la Grace Kelly qui ritratta è "Gracie", quell'essere umano che ha lasciato tutto per quello che è stato poi definito il matrimonio del secolo. Una donna che ha recitato gran parte della sua vita nel ruolo più difficile e impegnativo: non solo quello di principessa ma anche quello di consorte felice e consenziente di Ranieri. Un'unione senza amore, sembra sottolineare il film, è la dimostrazione che sposarsi tanto per essere moglie di un principe rende a tratti sereni ma non basta per vivere felici. E a noi tutti il regista sembra chiedere: "Siete disposti a rinunciare all'Amore per diventare principi o principesse? Siete disposti a rinunciare alle felicità in favore di un'apparente serenità?"



 


 

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