Dall’idea originale di Samuel Theis insieme a Marie Amachoukeli e Claire Burger è nato "Party Girl". Il film con Angélique Litzenburger e Joseph Bour ha aperto la sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2014 e viene accolto con entusiasmo dalla critica. Angélique ha sessant’anni: è lei la "party girl" protagonista che da il titolo al film. Per Angélique non è ancora arrivato il momento di smettere di fare festa con le sue colleghe del cabaret di frontiera in cui lavora e nemmeno quello di smettere di sentirsi desiderata e viva negli sguardi e tra le mani di un uomo. Eppure il tempo passa: i clienti sono sempre più rari e l’età inizia a pesare sui drink di troppo. Michel invece, suo cliente abituale, smette di andare al cabaret e le propone di impegnarsi insieme a lui in modo serio, chiedendo la sua mano. In occasione del matrimonio, Angélique dovrà tornare sui sentimenti che aveva accantonato, uno su tutti l’amore per una figlia adolescente lontana che adesso vive con un’altra famiglia. Ma lei è disposta a lasciare la sua vita per sposare un uomo che forse non ama? "Party Girl" calca quello che quest’anno sembra essere tema ricorrente nelle produzioni messe in scena a Cannes: il matrimonio, quello senza amore. Nodo già affrontato da Olivier Dahan con "Grace di Monaco", in "Party Girl" la questione si fa meno monarchica e decisamente più popolare. Diversamente da Grace, Angélique non ha bisogno di mantere una posizione né tanto meno assumere un ruolo davanti alla società. Non sarà nemmeno a lei a dover decidere, sarà il suo corpo che la metterà davanti ad una scelta, rifiutando totalmente l’idea di essere toccata da un uomo che non ama. Film emozionante che non tende mai al sentimentalismo, "Party Girl" ha nei suoi protagonisti tratti malinconici ma estremamente veri. Caratteristica sempre vincente per conquistare la critica a Cannes.



 


 

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