La sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes ha presentato per la prima volta sullo schermo la storia di Georges Simenon tratta dal libro edito da Adelphi: un uomo, una donna e una camera azzurra. Una camera che in tutte le altre lingue è blu ma, si sa, l’italiano adora storpiare i titoli, seppur di quel tanto che basta da lasciare infastiditi. Non succede solo in occasione dei film, c’è da dire, perché la prima edizione tradotta del romanzo "La Chambre Bleue" risale agli anni ’60 e già allora la camera veniva identificata come azzurra. Internazionalmente sancita come nuance fortunata del Festival di Cannes - dopo la passata vittoria di Blue is the warmest colour, impressionante quest’anno il numero di ragazze con i capelli blu che si aggirano intorno al Palais - in "La Chambre Bleue" di Mathieu Amalric questo colore torna a far da cornice al mistero che ruota intorno alla tormentata storia tra due amanti. Mathieu Amalric, noto per aver interpretato uno dei cattivi della saga 007 ("Quantum of Solace") e anche come protagonista dell’ultimo film di Roman Polanski "Venere in Pelliccia", ne "La Chambre Blue" ha diretto se stesso e la moglie Stephanie Cleau, cambiando i nomi dei personaggi del romanzo e l’ambientazione e adattandoli ai giorni nostri. Il noir si apre proprio nella stanza d’albergo che da il nome al titolo: in un letto circondato da pareti blu sopra una farmacia nei pressi della stazione di Poitiers, si incontrano regolarmente Julien e Esther. Costretti ad amarsi in segreto per sfuggire ai rispettivi matrimoni, il loro è un rapporto carnale ai limiti dell’ossessione. Dopo la morte del marito, Esther inizierà a pretendere da Julien qualcosa di più e lui cadrà nel baratro della scelta e della tensione, fino a trovarsi davanti un episodio estremo di cui inizierà ad occuparsi la polizia. Si apre così un’indagine psicologica, tra interrogatori e flashback che si concentra su Julien, i cui sentimenti non sono mai chiari, tra menzogne e scatti d’ira dall’inizio alla fine. Nel film, abbastanza lento per essere di appena 76 minuti, il Julien interpretato da Amalric risulta un po’ inespressivo, anche nelle scene d’intimità con Stephanie Cleau, sua moglie nella vita reale e qui nei panni della di lui amante Esther. Sfortunatamente per Mathieu Almaric, il nudo non fa il sesso né l’eccitazione né quantomeno il coinvolgimento ma è evidente che lui punta al giallo della storia, anche lì con riuscita un po’ discutibile. Nonostante tutto, il film ha comunque suscitato un discreto successo tra la critica al Festival, con applausi alla fine della prima proiezione alla presenza degli attori.



 


 

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