Qualcuno volò sul nido del cuculo” versione femminile. Questa la sentenza quasi unanime su  “Ragazze interrotte”, che personalmente condivido ma non in senso negativo. Il film diretto da  James Mangold, tratto dal romanzo autobiografico di Susanna Kaysen, mette in risalto un problema che meritava un capitolo a sé: l’emarginazione e la demonizzazione di qualunque tipo di disturbo psicologico, in particolare nell’America bigotta degli anni ’60. La pellicola è ambientata in una clinica psichiatrica dove si intrecciano le vite di giovani donne vittime delle loro grandi fragilità, ignorate o sfruttate dalle famiglie, seguite dalla solita psicologa geniale che esiste solo nei film (vedi “Will Hunting”) e sedate da diverse infermiere tra cui spicca una sempre convincente Whoopi Goldberg. Le due protagoniste principali, che diventeranno amiche nonostante le diverse nevrosi, sono Winona Ryder (Susanna) e Angelina Jolie (Lisa). Chi ha seguito il gossip sulle vite vere delle due attrici capirà che non potevano trovare due interpreti più adatte. Angelina Jolie giganteggia, fa incetta di nomination e premi culminati con l’Oscar per la migliore attrice non protagonista, ma bisogna ammettere che all’epoca - prima di figli adottivi, campagne umanitarie e Brad Pitt - la Jolie sembrava davvero una ragazza interrotta, scandalosa e maledetta come il suo personaggio. Dicono che sia impegnativo interpretare anche personalità simili alla propria, tuttavia molti hanno ritenuto eccessivo il risalto dato alla prova della Jolie. Magrissima ai limiti dell’anoressia, nevrotica, spregiudicata e fuori controllo come un leone in gabbia: che abbia dovuto faticare oppure no il risultato è perfetto, ci inquieta dall’inizio alla fine, esprimendo appieno le psicosi di Lisa. Anche Winona Ryder (nella realtà ex cleptomane, qui ragazza dalla personalità borderline) ci mette del suo grazie al tipico sguardo spaurito: inizialmente convinta di trovarsi lì per sbaglio, dopo un lungo e doloroso percorso di consapevolezza ci regala un toccante monologo finale [… Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati: se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto, se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno… Non erano perfette ma erano amiche mie…]. Da ricordare anche la prova della compianta Brittany Murphy in uno dei ruoli più complessi. A differenza dell’illustre precedente “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il film di Mangold dopo due ore di drammi ci lascia dunque con uno spiraglio di speranza, un raro segnale di solidarietà e vicinanza per tutte le ragazze interrotte. 



 


 

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