Il regista Leonardo Guerra Seràgnoli ha ricordato un episodio che lo colpì profondamente quando era piccolo: una donna, durante una cena a casa dei genitori scoppiò a piangere perché aveva appena perso la custodia del figlio. La vicenda ha suscitato il desiderio di affrontare questa delicata tematica, così è nato “Last summer”: il racconto dei quattro giorni che sono stati concessi a una madre per salutare il figlio di cui ha perso l’affidamento, e che non potrà vedere per molti anni. La sceneggiatura di Seràgnoli si avvale della collaborazione di IgorT e della celebre scrittrice Banana Yoshimoto. Spiccano i costumi di Milena Canonero (Oscar per “Barry Lyndon” e “Momenti di gloria”), qui anche co-produttrice. Lo scenario è la lussuosa barca a vela (un gioiello progettato dall’architetto Odile Decq) dell’ex - immaginiamo molto facoltoso - marito, gestita da un equipaggio ostile alla donna. Perfetta l’atmosfera creata: il silenzio della barca in rada nel calmo mare della Puglia su cui ogni passo pesa come un macigno, quasi rimbomba tra l’esagerata formalità e compostezza degli ambienti altolocati. La bravissima attrice giapponese Rinko Kikuchi, già nomination agli Oscar per “Babel”, cerca di riconquistare la fiducia e l’affetto del figlio, con la delicatezza e la riservatezza tipiche della sua cultura orientale che cercherà di trasmettergli. Il bambino, che ha sentito non pochi pettegolezzi sulla madre, oppone una dura resistenza, forte del legame con altre figure sostitutive come babysitter e stewards. Un film che ha solo due pecche: la lentezza, in particolare nella prima parte la macchina da presa indugia eccessivamente su gesti e sguardi privi di dialoghi, e la mancata spiegazione delle cause di questo grave allontanamento. Considerando che si tratta di un’opera prima è comunque un prodotto più interessante di quelli proposti da altri veterani presenti al Festival



 


 

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