La verità come sempre divide, divide chi non vuole sentirla da chi ha il coraggio di affrontarla, divide chi la ritiene sempre interessante da chi la considera noiosa retorica. Questo è il fulcro di "Truth", un contrasto che può rappresentare anche la reazione della stampa in occasione della sua anteprima alla 10^ Festa del Cinema di Roma. Di fronte ad un film del genere è forse inevitabile provare sentimenti opposti. La storia, tratta dal libro di Mary Mapes, in pieno "stile Watergate", racconta dell'inchiesta giornalistica sull'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush in merito alla presunta raccomandazione, grazie alla quale avrebbe evitato la guerra del Vietnam da ragazzo. Siamo nel 2004, durante il difficile periodo pre-elettorale, Mary Mapes (Cate Blanchett) è una giornalista della CBS già artefice di scoop politici, appena si trova per le mani dei documenti scottanti su Bush monta un servizio che verrà fatto a pezzi dalla concorrenza per la presunta falsità dei file. In tutto ciò è affiancata dal suo mentore Dan Rather (Robert Redford), sostituto d'eccezione di una figura paterna che le ha causato gravi traumi, influenzando anche la sua vita lavorativa. La pellicola si potrebbe anche riassumere in poche parole: uno spaccato di giornalismo politico americano dei giorni nostri. Ed è qui che probabilmente la sala si divide: troppo retorico? troppo sentimentalismo democratico? Cate Blanchett, grande assente del giorno, è fuori discussione, vederla solo sullo schermo è un'ottima consolazione: istrionica, nulla da aggiungere. Robert Redford non ha bisogno di presentazioni, è il ruolo per lui ed esegue a dovere. Gli altri interpreti rimangono forse un po' oscurati dalle due superstar, ma la regia e la sceneggiatura incalzanti aiutano tutti a fare la loro bella figura. Il regista James Platten Vanderbilt ammette di essere cresciuto con "Tutti gli uomini del Presidente" e sicuramente, nonostante tutto, ci lascia un'altra bella pagina sull'idealismo di una piccola fetta di giornalisti, sull'eterna lotta tra verità e potere, che vede purtroppo uscire vincente sempre il secondo.



 


 

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