La notte di Halloween e una famiglia “quasi un po’ normale”. Se la banda musicale festeggiava l’imminente Falò alla Strega davanti al Teatro Superga di Nichelino, tra gli spettatori cresceva l’attesa per la terza e ultima replica di “Next to Normal”, che ha inaugurato il cartellone della stagione. Un musical, vincitore di tre Tony Awards nel 2009 e del Premio Pulitzer nel 2010, che è stato portato in Italia grazie alla collaborazione tra la Scuola del Teatro Musicale di Novara e la Compagnia della Rancia, diretti dal giovane regista Marco Iacomelli e prodotti da Andrea Manara e Davide Ienco. Il debutto nazionale è avvenuto lo scorso 7 e 8 marzo al Teatro Coccia di Novara, cui sono seguite le due date del 30 e del 31 ottobre proprio a Nichelino. Un musical davvero poco convenzionale, a partire dalla storia e dai temi trattati, passando per le scelte drammaturgiche. Solo sei personaggi in scena, un nucleo familiare americano colto in tutte le sue dinamiche quotidiane e intime: Gabe (interpretato da Luca Giacomelli Ferrarini), 18 anni, e Natalie (Laura Adriani), 16 anni, sono figli di Dan Goodman (Antonello Angiolilllo) e Diana Goodman (Francesca Taverni); si affiancano a questa famiglia il Dottor Fine ed il Dottor Madden (doppio ruolo interpretato da Brian Boccuni) ed Henry (Renato Crudo), il fidanzato di Natalie. La scenografia (di Gabriele Moreschi) ci porta all’interno di casa Goodman e all’interno dello studio dello psicoterapeuta Dr. Fine e dello psichiatra Dr. Madden: quasi una scacchiera verticale su cui si muovono i personaggi e che ci permette di penetrare gli aspetti più intimi della loro personalità e di esplorare le dinamiche interne tra i personaggi. La scelta scenografica è minimale, ma questo permette un gioco di luci e ombre evidentissimo che crea sfumature emotive precise. Questo perché “Next to Normal” è la storia di una famiglia con le sue luci e le sue ombre ed ha il merito di non essere romanzata e banale nella ricerca dell’equilibrio e della serenità. Nessun rapporto viene messo in secondo piano, nessun aspetto è trattato con buonismo e superficialità in una narrazione che procede, come la vita di ognuno, tra alti e bassi, da momenti allegri e divertenti a momenti di tristezza e sconforto. I protagonisti parlano un linguaggio quotidiano, con la dose di nervosismo, ironia e sarcasmo che tutti ci siamo ritrovati a condividere in famiglia almeno una volta. Gli interpretisono straordinari e precisi nelle espressioni vocali, e pieni di sfumature espressive nella recitazione: viene difficile immaginare un cast diverso, talmente i personaggi sono assorbiti e resi vividi. Un musical che rompe i cliché del genere, un musical dove sono centrali le emozioni del personaggio e si portano alla luce ferite dell’anima e disturbi psichici di cui oggi si fa ancora molta fatica a parlare. La trama è complessa e articolata, quasi come un prisma che mostra tutte le sue facce e il retro della stessa: dietro ogni scelta c’è sempre qualcosa che guadagniamo e qualcosa che perdiamo. Merito di questo spettacolo è quello di farlo con rapidi flash narrativi e dei cambi costumi continui che ci danno proprio l’idea dello scorrere del tempo e la capacità, attraverso rapidi scorci, di seguire tutte le vicende narrate all’interno di un arco di tempo molto lungo. La musica, scritta da Tom Kitt, rivela l’anima rock dello spettacolo nel quale, però, non mancano momenti di dolcezza e commozione. L’adattamento italiano dei testi di Brian Yorkey è di Andrea Ascari e i passaggi dal recitato al cantato sono veloci e incisivi, ben equilibrati e indolori conferendo una dinamica crescente e appassionante. Uno spettacolo che può essere apprezzato per il coraggio e la sensibilità di squarciare un po’ il velo dell’ipocrisia che il teatro stesso, per sua natura, tende a creare stereotipando a volte l’amore e i rapporti umani. Uno spettacolo che merita di essere visto perché ci insegna che in fondo normalità e follia sono due facce della stessa medaglia. Uno spettacolo che fa crollare i pregiudizi verso quello che non conosciamo o che ci fa paura, che ci fa dimenticare di essere a teatro e che, una volta usciti dalla sala, ci lascia un senso di dolcezza e tanti spunti di riflessione.

In scena 19 e 20 febbraio al Teatro Colosseo di Torino e dal 26 al 28 febbraio al Teatro della Luna a Milano.



 


 

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