Prosegue la fortunata serie di remake dei grandi classici di animazione Disney. Dopo “La carica dei 101”, “Alice in Wonderland”, “Cenerentola”, “Maleficent” e diverse versioni di “Biancaneve” e “La Bella e la Bestia” (http://slidingarts.com/film-festivals-theatres/347-quando-le-favole-diventano-film), è arrivato nelle sale italiane “Il Libro della Giungla”, diretto da Jon Favreau. Come nei casi precedenti, pur basandosi sul cartone animato, il film si distingue dall’originale per uno stile decisamente dark caratterizzato dalle più sofisticate tecniche live-action, anche se la morale rimane un punto centrale della narrazione. Mowgli è qui interpretato dal piccolo Neel Sethi, mentre gli altri animali che lo accompagnano nel suo viaggio verso la civiltà, sono doppiati da un cast di star, sia nella versione originale che italiana. Alla conferenza stampa di presentazione del film i nostri interpreti hanno raccontato la propria esperienza, tra critiche entusiaste. Toni Servillo (Bagheera) dichiara di essersi appoggiato alla versione di Ben Kingsley, per dare quel tono regale ad un personaggio che è “Il maestro che tutti vorremmo avere”, grazie al suo istinto di protezione e senso di responsabilità. È Giovanna Mezzogiorno (Kaa) ad evidenziare invece la differenza tra l'animazione classica e moderna, affermando che i bambini di oggi, ormai abituati a vere e proprie esperienze sensoriali in 3D, tendono ad annoiarsi con i cartoni classici privi di effetti speciali. A portare una ventata di ironia ci pensano, come era prevedibile, Neri Marcorè e Giancarlo Magalli. Quest'ultimo ha ricordato che nella sua precedente esperienza con la Disney doppiò Filottete in “Hercules”, qui invece presta la voce a Re Luigi, la scimmia "Viene da pensare che guardino le foto per scegliere i doppiatori!". Neri Marcorè (Baloo) scherza invece sulla sua predilezione per Robin Hood e dice di aver imparato a leggere con “Topolino”. Violante Placido (Raksha) punta i riflettori sul mondo degli animali, da grande appassionata "Cresciuta in campagna, da piccola volevo fare l'etologa, bisognerebbe imparare dagli animali, la loro fedeltà, lealtà e protezione del branco che hanno ad esempio i lupi.", ma è anche grazie alla maternità che afferma di aver sentito molto il suo ruolo. A parte le sensazioni personali, si sono mostrati tutti concordi sull'importanza dei valori trasmessi, su quanto il mondo della natura con le sue leggi sia migliore di quello degli uomini. “Il Libro della Giungla” si rivela quindi un film che può essere meglio compreso ed apprezzato dagli adulti, ma forse anche dalle nuove generazioni, meno spensierate e più consapevoli dei pericoli e delle problematiche del mondo che li circonda.

 



 


 

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