Gary Oldman ha messo una seria ipoteca sull’Oscar, salvo colpi di scena più o meno politici. Ultimo di una serie di precedenti interpreti, ne “L’ora più buia” si è calato perfettamente nei panni di Winston Churchill, non tanto per la somiglianza fisica, raggiunta in parte con un grande trucco (altra nomination), ma per una mimica a tratti impressionante. Il film in sé pecca forse di un eccesso di retorica, celebrativo affresco di un personaggio che incarna l’eroe moderno nella consueta sfida tra bene e male che tanto piace a Hollywood. Churchill si trova a portare il pesante fardello del potere, con le drammatiche scelte che ne conseguono, durante “l’ora più buia” della storia del Novecento: la Seconda Guerra Mondiale, nel pieno della sua follia distruttiva. Il nostro eroe però dovrà lottare anche con i suoi detrattori, mettere in discussione le proprie convinzioni, conciliarle con il bene comune e non farsi sopraffare dal suo ego, anzi sfruttarlo per diventare un leader trascinante nel momento in cui il popolo ne aveva più bisogno. Un velo di amarezza cade quindi sul pubblico italiano, alle prese con le ennesime elezioni prive di personaggi così “ispiranti”. Se è vero poi che dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, è da menzionare anche l’interpretazione di un’altra vecchia gloria del cinema: Kristin Scott Thomas, qui nelle vesti della signora Churchill; non sfigura neppure la “CenerentolaLily James, segretaria del mito che non rimane tuttavia schiacciata nella sua ombra.

Rimanendo in tema di figure politiche, in questo caso molto più controverse, è sbarcato nelle sale anche Richard Nixon, ma non in primo piano, bensì come personaggio di sfondo allo scandalo dei “Pentagon Papers”, preludio del ben più significativo e personale Watergate. Nella pellicola “The Post” di Steven Spielberg, il vero protagonista è infatti il quotidiano americano “The Washington Post”, in particolare la sua ascesa a opera dell’editore Kay Graham (Meryl Streep), coadiuvata dal vulcanico direttore Ben Bradlee (Tom Hanks). Lo scandalo era già uscito sul “New York Times”, prontamente querelato dall’amministrazione Nixon, e proprio durante questa battuta di arresto i documenti originali arrivano nella redazione del Post”: 7.000 pagine di un rapporto militare e politico top secret sulla guerra del Vietnam, che svelano le false dichiarazioni pubbliche dei presidenti che l’hanno voluta e portata avanti pur sapendo si trattasse di un’impresa fallimentare. Come ne "L'ora più buia" anche qui il "bene", rappresentato dalla libertà di stampa, trionfa, e ancora una volta ci appare quasi utopica la sua celebrazione - e difesa - da parte di un sistema giudiziario che assolve davvero il suo compito: si schiera con il popolo voltando le spalle al potere. Difficile trovare ancora aggettivi per descrivere la prova di Meryl Streep, alle prese con un personaggio complesso: una donna d’altri tempi in un ambiente di uomini ostili, che dovrà scontrarsi con tutto ciò in cui ha sempre creduto, o meglio, contro tutto ciò che il mondo voleva far credere alle donne di poter essere e poter fare, purtroppo un altro tema molto attuale. Tom Hanks è il co-protagonista perfetto, in un ruolo che gli si addice e ricorda il suo “Forrest Gump”, eroe per caso che tra le diverse avventure fece scoppiare involontariamente il caso Watergate in una brillante ed ironica scena. Il duo diretto da Spielberg è un sogno che si avvera per i cinefili, “The Post” si presenterà quindi agli Oscar a caccia di nuovi record per tutti.



 


 

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