La vetrina culturale "Sliding Arts" apre le sue porte al pubblico questo maggio 2013. Con lo scopo di fornire al lettore un quadro dei principali avvenimenti, Sliding Arts e i suoi collaboratori seguono in assoluta anteprima le maggiori iniziative artistiche e le commentano per voi. Questo editoriale d’esordio esce contemporaneamente alla 66esima edizione del Festival di Cannes, tra i più importanti eventi cinematografici al mondo. Dicono che precursore dei tempi sia colui che per primo ha delle idee che diverranno popolari in un momento successivo.  Per questo motivo, riprendo un articolo personale pubblicato nel luglio del 2011. A quasi 100 anni di distanza da "i ruggenti anni ‘20" è quasi inevitabile il confronto con la nostra epoca. Un decennio, quello dei roaring twenties, caratterizzato dall’euforia che seguì la fine della Grande guerra e da una fiducia, forse eccessiva, nella crescita vorticosa dell’economia e del mercato. La nostra è, all’opposto, un’era di in cui ci troviamo ad essere per niente confidenti e fin troppo realisti. Annulliamo un presente che non ci piace, vivendo costantemente tra due estremi che non conosciamo: l’eco del passato e la ricerca spasmodica del futuro. Estremi che abbiano come denominatore comune il “fuori dalla crisi”. E, proprio perché siamo abituati a passare freneticamente da un eccesso all’altro, succede così che uno dei capisaldi della letteratura americana finito per lungo tempo nell’oblio venga improvvisamente mostrato agli occhi di molti, forse di troppi. E’ questo il caso de "Il grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald; fino a qualche anno fa capolavoro dall’ingiusta fortuna letteraria nell’Europa contemporanea e oggi diventato un fenomeno a livello mondiale. Baz Luhrmann si è fatto trovare pronto per girare la quarta trasposizione cinematografica e per dirigere un cast con tutte le carte in regola. Un ultimamente straordinario Leonardo DiCaprio nelle vesti del romantico Jay, la scoperta Carey Mulligan a ricoprire il ruolo della bionda e frivola Daisy Buchanan, un ottimo Tobey Maguire nei panni del narratore Nick Carraway e l’affascinante Elizabeth Debicki che diventa mora per interpretare la golfista Jordan Baker. Il regista riporta sullo schermo uno scambio di battute dal romanzo di Fitzgerald che in passato finivano in più occasioni per diventare realtà: "Dovete conoscere il signor Gatsby". "Gatsby? Quale Gatsby?". Accenno pertinente, dato che la stessa Carey Mulligan, di origini britanniche, ha ammesso in una recente intervista di non aver letto il romanzo fino al giorno prima del provino. Ha infatti dichiarato: “Avevo qualche ricordo scolastico ma non l’avevo mai preso in mano.” Per lo più e per i più, quindi, il Grande Gatsby passa direttamente dal dimenticatoio fino a diventare fenomeno di massa. Possibile, nel momento in cui Baz Luhrmann riesce a riunire il meglio di Hollywood per l’occasione. Prevedibile, quando la pellicola diventa numero di apertura del 66esimo Festival di Cannes. Certezza, se vengono coinvolte firme di importanza internazionale. Miuccia Prada taglia su misura per Carey Mulligan vestiti di scena che, manco a dirlo, sono stati oggetto di una mostra curata dallo studio 2x4 di New York ed esposti dal 6 al 12 maggio all’Epicentro Prada. L'esposizione itinerante, girerà poi all'Epicentro di Tokyo e all'IFC Mall di Shanghai. La moda italiana è affiancata dal prezioso contributo di Miu Miu per gli abiti femminili . A Leonardo DiCaprio e ai co-protagonisti maschili ci pensa invece Brooks Brothers, di cui Francis Scott Fitzgerald era cliente affezionato. E se la pelletteria è di Fogal of Switzerland, è inevitabile che lo champagne sia Moët & Chandon e la gioielleria d’eccezione di Tiffany & Co, con diamanti da tre, quattro milioni di dollari. Alla direzione di tutto questo sfarzo c’è Catherine Martin, la costume designer già premio Oscar per "Moulin Rouge", nonché moglie di Baz Luhrmann. "Non sarà un musical" aveva affermato Luhrmann due anni fa "ma Fitzgerald ha scritto della musica nel libro. Ha scritto che c’è della danza. E io trasporrò il libro." Riponevamo un po’ di fiducia nel pensare di poter avere occasione di ascoltare una colonna sonora all’insegna del jazz. Ma niente di tutto questo è infine successo. Sono stati piuttosto scelti i soliti e celebri nomi del panorama musicale attuale: Beyoncé con André 3000, Jay-Z, Florence and the Machine e Lana Del Rey. Il dubbio, che scioglieremo mercoledì 15 maggio alla visione in anteprima della pellicola nella fantastica cornice di Cannes, è quello che sia stato tutto fin troppo pertinente agli eccessi dei nostri giorni. Tanto da chiederci se ci troveremo davvero a dover rimpiangere i bellissimi Robert Redford e Mia Farrow diretti dalla lenta regia di George Roy Hill. "Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato", è la profezia di Fitzgerald proprio alla fine del libro. Che, con tutta probabilità, finirà ancora una volta col diventare realtà. 

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