Negli anni Sessanta i Campionati internazionali di tennis - più semplicemente “gli Internazionali” - erano qualcosa di molto diverso dall’evento sportivo-mediatico di adesso. Ex giocatori cinquantenni con signora (e qualcuno, ma pochi, con figli), aficionados e tifosi di Nicola Pietrangeli, un po’ di ragazzi della Roma bene, qualche gruppetto di appassionati in trasferta, tutti  si incontravano sulle tribune di marmo del campo centrale, o più spesso nelle tribunette d’erba dei campi laterali, per chiacchierare dei tempi andati, ma anche per vedere se il Nick nazionale fosse in forma o no dopo le lunghe serate al night club. O per ammirare i vestitini di Lea Pericoli, tagliati su misura da Ted Tinling, il sarto londinese delle tenniste dive. O per innamorarsi di Maria Ester Bueno, “Esterita”, la campionessa brasiliana che vinse il titolo per due volte, nel ’61 e nel ’65. Tante bambine romane nate nei mesi successivi alle due vittorie furono chiamate Maria Ester: fu un caso? Fra gli ex tennisti che si ritrovavano fra i campi del Foro italico c’era mio padre. Era stato campione d’Italia di seconda categoria nel 1940, e qualche mese dopo era partito per la guerra lasciando negli spogliatori le flanelle bianche e le racchette per indossare la divisa grigioverde da sottotenente dell’esercito regio. Papà, che era sardo, giocava per il Tennis Parioli, ed era amico di tanti tennisti della capitale. Conosceva bene Giorgio de’ Stefani, Luigi Orsini, e l’organizzatore del torneo, Carlo Levi della Vida. Ma soprattutto era amico, amico vero, di Micol Finzi Contini. Non il personaggio del romanzo, ma quella vera. Negli anni Trenta, fra i ragazzi che giravano per l’Italia a sfidarsi sulla terra rossa, c’era un ragazzo di origini ferraresi, coetaneo di mio padre: Giorgio Bassani. "Era una buon seconda, non fortissimo", ricordava papà. Bassani, che non mancava mai agli Internazionali, aveva pubblicato nel ’62 il romanzo che più degli altri lo rese celebre (anche grazie al film di Vittorio de Sica), “Il giardino dei Finzi Contini”. Micol Finzi Contini, la protagonista femminile, giocava a tennis nel campo della sua bella villa di Ferrara con il fratello Alberto e gli amici, fra cui il “narratore” della storia, cioè Bassani stesso, che a causa delle leggi razziali era stato espulso dal circolo di tennis “Eleonora d’Este”. Bassani si fermava spesso a parlare, durante i pomeriggi di sole agli Internazionali, con la signora ferrarese che ispirò il personaggio di Micol: era Andreina Parmeggiani, giocatrice di prima categoria e, successivamente, capitano della nazionale femminile di tennis. Bionda, fisico da atleta, occhi azzurrissimi, Andreina era il ritratto vivente “fisico” di Micol. Me ne resi conto perfettamente quando vidi il film di de Sica: lei e la protagonista, Dominique Sanda, avevano in comune non tanto i tratti del viso ma i colori, la muscolatura scattante, l’aspetto volitivo. “Giorgio, per Micol, si è ispirato a me”, ci confessava Andreina mentre il simpaticissimo marito Mimì Sciaudone, coraggioso aviatore in guerra, sorrideva sornione. Papà e mamma sorridevano anch’essi durante quella conversazioni sugli spalti erbosi del Foro, mentre io, ragazzino di prima o seconda media, guardavo a bocca aperta i giocatori che sui campi facevano faville: lo svedese Lundquist, lo spettacolare Tony Roche, l’australiano col nonno italiano Martin Mulligan, che aveva raggiunto la finale di Wimbledon per essere massacrato dal “rocket”, Rod Laver. E poi c’era Nicola, capace ancora di una finale nel ’66 con “Roccia” Roche, e Manolo Santana, diventato campionissimo e vincitore di Wimbledon e del Roland Garros partendo dall’umilissimo ruolo di raccattapalle in un circolo madrileno. Oggi gli Internazionali rappresentano un appuntamento sportivo di grandissimo rilievo nel circuito del tennis. Non credo di sbagliare dicendo che si tratta del maggiore evento sportivo della Capitale. Centinaia di migliaia di appassionati convergono a Roma per ammirare i loro eroi con la racchetta: l’elegante Roger Federer, il possente Rafael Nadal, il mastino Nole Djokovic, la bellissima Maria Sharapova e tutti gli altri campioni e campionesse. È un pubblico di sportivi veri, quello che fortunatamente da qualche anno ha sostituito il “generone” modaiolo, interessato alle cene e alle sfilate più che al gioco. Ed è per questo che i biglietti per gli Internazionali sono esauriti da mesi. Cambiano i tempi, cambia il gioco, cambia il pubblico. È giusto così, ma permettete una punta di nostalgia per gli Internazionali di Micol.



 


 

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