Esorto tutti gli uomini a tenere da parte le loro considerazioni su una donna che scrive di calcio. Metto le mani in avanti riguardo la mia scarsa conoscenza della materia e condisco il tutto con un'ammissione di colpa. La prima di due premesse: ho imparato cos'è un fuorigioco nel 2002, quando è uscito nelle sale cinematografiche "Sognando Beckham" e, quindi, alla tenera età di 14 anni. Con l’ausilio di utensili da cucina, in una scena del film, il marito spiega alla moglie: "Il fuorigioco è quando la senape francese va a trovarsi fra la salsa di soia e la saliera". La metafora, inutile nasconderlo, aveva esercitato su di me fascino ed efficacia. La seconda premessa: da sempre, a casa mia, è il tennis lo sport nazionale. E così ci sono state poche occasioni per una iniziazione al giuoco del calcio, fatto che mi ha spesso portato a non simpatizzare per nessuna squadra in particolare. A mia difesa e con un certo orgoglio, posso ugualmente dire di aver contribuito a mettere in piedi un paio di partite di calcetto femminile amatoriale locale qualche anno fa e di aver avuto occasione di gioire doppiamente durante i Mondiali del 2006, coincisi con il mio anno di maturità. Concludendo con il mea culpa, ammetto infine di aver seguito solo tre partite UEFA Euro 2012. Anche se, potete credermi, quando si è iscritti ad un social network come Twitter non serve nemmeno possedere un televisore per esser sincronizzati su ogni singola sfida calcistica. Ma mettiamo i puntini sulle i riguardo la mia partecipazione in prima persona in un breve elenco delle partite vissute in diretta. Italia-Inghilterra dei quarti di finale, su richiesta di un amico. L’Italia-Germania della semifinale, perché speravo, come la maggior parte degli Europei e per ovvi ma anche intimi motivi, in una sonora strigliata nei confronti del popolo tedesco. Personalmente, la vittoria l’ho dedicata alla Grecia. Ed infine, la finale Italia-Spagna a Kiev, in Ucraina. Niente pagelle quindi, solo osservazioni. Poiché, a conti fatti, si può tranquillamente affermare che io non sia una grande esperta di calcio. Ma leggo i giornali. E quello che ho letto sull'Inghilterra dopo i quarti di finale non mi è piaciuto. Il Corriere della Sera ha riportato un'inchiesta della BBC da cui risulta che gli inglesi abbiano alzato le mani in famiglia più volte durante questi Europei. E' successo sia in caso di vittoria, sia in caso di sconfitta, mai in caso di pareggio. Dov'è il famigerato aplomb inglese che ammiro sul campo centrale di Wimbledon quando si parla di pallone? Ovunque esso sia, sarà bene che questi mezzi uomini d'Oltremanica inizino a tirarlo fuori anche quando a giocare sia la loro nazionale di calcio. La violenza domestica è un crimine, ma soprattutto un atto di assoluta inciviltà e una mancanza totale di rispetto. Ho qualcosa da dire anche riguardo la semifinale Italia-Germania. E stavolta riguarda noi, il nostro bel Paese. Dopo un buon risultato su una squadra forte, dopo che quella vittoria, lo sappiamo, non era per niente fine a sé stessa, siamo riusciti a rovinare tutto con le prime pagine delle nostre testate nazionali. Titoli volgari, una vergogna. Non ci lamentiamo poi se il resto del mondo non ci rispetta, se con tutta la storia che abbiamo alle spalle riusciamo a tirar fuori solo la più becera ignoranza che sembra contraddistinguerci da tanti anni a questa parte. Molta amarezza. Ma, si sa, senza l’amaro il dolce non è poi tanto dolce. E quindi, dulcis in fundo, la finale. Quello che salvo di questi Europei. Senza peccare di mancanza di orgoglio nazionale ma non credo servisse un risultato positivo sulla Spagna per la ripresa, economica e non, del nostro Paese. Che titoli avrebbero dato i nostri quotidiani in caso di vittoria? Quanti feriti ci sarebbero stati al Circo Massimo, ritrovo romano e sede dei maxischermi? La verità è che abbiamo assistito ad un grande show rosso e giallo, uno spettacolo per gli occhi, anche per i miei che vedono solo qualche partita all’anno. Ma soprattutto abbiamo assistito ad un esempio di dignità e di umiltà. Festeggiamenti sì ma con contegno, senza violenza, senza scurrilità. Una parola, anche due, per Iker Casillas, già per quanto mi riguarda uomo dei Mondiali 2010 e sicuramente signore di questi Europei. Sul 4-0 il giocatore si è avvicinato all’arbitro, invitandolo a fischiare la fine della partita: "Rispetto per l’avversario. Rispetto per l’Italia.” Dopodiché l’abbraccio alla fidanzata, Sara Carbonero. Nient’altro da aggiungere. La Spagna rappresentata da Casillas è un esempio per tutti. E non solo sul campo da calcio. 



 


 

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