Fabrizio De André o Faber, così lo chiamava l'amico Paolo Villaggio per la sua passione dei pastelli Faber-Castell. A 18 anni dalla sua scomparsa, le penne del giornalismo web ricordano con gratitudine un artista che ha lasciato in eredità una ricchezza musicale grande e attuale quanto basta, forse di più. Genova, l'amore, la guerra, la morte, l'anarchia, la fede, gli emarginati. Questi i grandi temi della sua poetica sopra cui costruì memorabili personaggi come “Marinella”, “Geordie”, “Un chimico”, “Bocca di Rosa”, “Nancy”, “Piero” e moltissimi altri. Così oggi Fabrizio De André è ancora vivo nei cuori di chi lo ha amato e continua a farlo, di chi ha tracciato e ripercorso una vita con lui sempre accanto. In tanti sono rimasti a domandarsi quale fosse la linea di confine tra il De André cantautore e il De André poeta senza pensare che le etichette non vanno bene per le persone e che, tra le altre cose, fu lo stesso Faber a fornire una scaltra risposta: "Benedetto Croce sosteneva che fino a 18 anni tutti scrivono poesie, poi quelli che continuano a farlo o sono poeti o sono cretini. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantautore". Fabrizio De André, quarant'anni di attività artistica di immenso valore per tredici album e tantissime canzoni pubblicate come singoli, commemorato nella sua casa natale del capoluogo ligure "per il suo talento, per il suo spirito solidale, per aver dato un risalto universale alla lingua di Genova". Altro amore accanto a quello della sua terra fu quello per la Sardegna. Con Dori Ghezzi, si trasferì nella tenuta dell'Agnata vicino Tempio Pausania dove entrambi vennero coinvolti in un sequestro di quattro mesi a cui Faber si sarebbe poi ispirato per la stesura del testo di “Hotel Supramonte”. Impossibile stilare una classifica delle canzoni più belle di Fabrizio De André, testi e melodie che vanno conosciuti profondamente per poi essere condivisi con poche e mirate persone; secondo il giudizio dello stesso cantautore sarebbe “La buona novella”"il disco più ben scritto, meglio riuscito". Da quel triste giorno del gennaio 1999 son passati 18 anni ma Fabrizio De André è rimasto insieme a noi attraverso le sue parole e le sue note, con "la sua voce che ormai canta nel vento".



 


 

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