Una serata che difficilmente potrà essere dimenticata quella di martedì 23 luglio 2013. Niccolò Fabi si è esibito, con tutta la sua profondità d’animo, in una cornice mozzafiato: la cavea dell’Auditorium Parco della Musica, per “Luglio suona bene”. Ormai uno dei pochi cantautori che ancora meritano di essere definiti tali, con i suoi testi taglienti ed estremamente comunicativi, Niccolò Fabi ci porta con sé alla scoperta di quel mondo interno denso di emozioni, così vasto e misteriosamente assurdo e contorto. La sua voce calda, intima e melodica risveglia il piacere di ascoltare, di pensare, di mettersi in gioco, di tornare a vivere. Il concerto inizia con “La promessa”, canzone dolcissima che esalta l’amore e racconta l’incontro di due universi, la fusione di due storie; prosegue alternando grandi classici e brani tratti dall’ultimo album “Ecco”, uscito nel 2012. Attraversando quest’infinito labirinto di sentimenti, siamo spinti a interrogarci sui legami, siamo invitati a percepire ogni minima vibrazione interna per godere a pieno di un coinvolgimento sensoriale così intenso da spaventare. Ma la paura ci rende schiavi, il timore delle emozioni ci offende (“Dillo pure che sei offeso, dalle donne che non ridono, dagli uomini che non piangono, dai bambini che non giocano, dai vecchi che non insegnano”). Niccolò Fabi, senza troppe interruzioni e solo lasciando spazio alla sua poesia ci sprona a lasciarci andare, ad assaporare quella sensazione di intensità a lui tanto cara; lo fa attraverso brani come “È solo un uomo”, “È non è”, “Una buona idea”, “Oriente”, “Io”, “Ecco”, “Costruire”, “Lontano da tutto”, “Il negozio di antiquariato” e molte altre. Prima di congedarsi ci regala “Lasciarsi un giorno a Roma”, ormai un classico; così gioiosa nella melodia quanto maledettamente struggente nel testo. Inoltre, quasi a voler ricordare l’imminente anniversario della scomparsa della figlia, grato e commosso canta “Attesa e inaspettata”, brano dedicato appunto alla piccola Lulù; il pubblico rimane in silenzio in segno di affetto e rispetto verso quel dolore lacerante che ha reso quest’artista ancora più sensibile. Un concerto che non viene digerito facilmente, per la sua dose di coscienza che, bene o male, contagia tutti. Ma questa riflessione è necessaria, e Niccolò è ancora in grado di tenerci in silenzio per allenare la mente.



 


 

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